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Ti sveliamo i 3 principali falsi miti sulla sicurezza nel lavoro in quota

Quando si parla di lavoro in quota, è facile cadere – scusate il gioco di parole – in alcuni luoghi comuni e fraintendimenti, che spesso nascono da un’interpretazione errata delle norme, spesso complicate, che regolamentano questo settore. Vediamo quindi insiemi quali sono 3 dei principali falsi miti sulla sicurezza quando si svolgono lavori in quota.

Falso mito sulla sicurezza nr. 1: sotto ai 2 metri non c’è rischio di caduta

2 metri, rispetto ad un piano stabile, è l’altezza minima fissata dalla legge, oltre la quale il datore di lavoro è obbligato ad adottare dei sistemi di sicurezza… ma naturalmente si può cadere anche da altezza inferiori e questo implica che il datore di lavoro dovrebbe ugualmente valutare i rischi di caduta e adottare i migliori sistemi per prevenirli.

Falso mito sulla sicurezza nr. 2: il lavoratore può ispezionare il proprio dpi

Non esattamente. Il lavoratore può sicuramente svolgere i normali controlli prima e dopo l’uso del proprio dispositivo, ma le ispezioni devono essere effettuate da tecnici che hanno ricevuto una specifica formazione in merito. Quindi, per quanto il lavoratore sia esperto, se non possiede una qualifica anche di ispettore, non è da considerarsi competente per attestare la corretta manutenzione del dispositivo.

Falso mito sulla sicurezza nr. 3: la linea vita è il cavo d’acciaio sul tetto

No. I cavi d’acciaio sono uno degli elementi, ma non gli unici, che compongono una linea vita, il cui nome corretto, però, sarebbe “sistema di ancoraggio anticaduta”. Questi elementi, detti “dispositivi”, sono catalogati in 5 tipologie e vengono usati in diverse combinazioni per garantire la sicurezza del lavoratore in quota.

Questi sono solo 3 dei falsi miti sulla sicurezza che ci è capitato di sentire più spesso, ma ce ne sono molti altri! Se vuoi avere la certezza di utilizzare le procedure e i dispositivi corretti, non esitare a contattarci: ti indicheremo la soluzione più adatta per te!

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